Nei dintorni del tempo gremito

Nei dintorni del tempo gremito di altri tempi si possono scoprire, o meglio, riscoprire, dei luoghi di varietà, di filosofia e di sopravvissuta poesia.
La modernità ha raggiunto, non senza esigerne dispendiosi tributi, il trionfo dell’annullamento dello spazio e del tempo, ovvero, dei luoghi e del tempo necessario per raggiungerli.
Si badi bene che, in considerazione del contesto stesso della raccolta di queste osservazioni, non ci vuole essere traccia né di nichilistici arcaismi, né tantomeno di recrudescenze new age.
Se il globalismo è dunque probabilmente un istinto naturale dell’uomo fin dalla notte dei tempi, occorrerebbe tuttavia recuperare il valore dell’esperienza dei percorsi, della terra, dei paesi e delle genti.
Non c’è poesia nel globalismo ignorante. E neppure in quello meticolosamente documentato.
Ed il vero dilemma credo stia proprio qui, cioè nella risoluzione che la nostra residenza, intesa come categoria culturale e sociale, sia in qualche modo esportabile, trasferibile. Spostiamo noi stessi altrove, senza renderci conto che l’altrove sono gli altri e che l’altro è un confine, un orizzonte, un senso.
Riparto dai paesi, dai mari, dalle terre dell’altro e ritorno alle mie, a quel che sono e che non potrei essere se non mi guardassi con altri occhi. E per farlo non resta che farsi tentare dalla fantasia, dall’impensato, viaggiare nei dintorni del nostro tempo.

“Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti” (Annuncio pubblicato sul Times da Ernest Shackleton per la seconda spedizione al Polo Sud nel 1914. Arrivarono migliaia di richieste.)

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Lettura consigliata

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