Gli spettatori

Arriva sempre, prima o poi, il momento della fatica. Arriva solitario, come la febbre, come quel mal di testa che ti sveglia la mattina quando la sera prima ti eri addormentato con le forze intatte.
La differenza, credo, stia nelle frequenze. Tanto quanto nelle onde dei sensi che colpiscono la complessità delle nostre connessioni emotive, tanto quanto nelle ondivaghe risacche delle meraviglie quotidiane della vita.
Così, per dire del fatto che non è detto che quel momento di fatica arrivi una volta sola.
C’è da dire, grazie a dio, che l’alternanza scandisce un suo ritmo naturale che in qualche maniera ci mantiene in equilibrio. Come in una ritmica di tornanti guidati con concentrazione, riconosciamo quei momenti in cui pare sprigionarsi una forza autentica, direttamente dai palmi delle nostre mani e poi di nuovo il nostro io che vorrebbe estromettersi di strappo dalla nostra vita. Antitesi. Come quando facciamo quello che ci viene meglio, come quando siamo fieri di noi stessi, come quando ci ridiamo dentro. Succede, a volte, anche quando ritrovi quello che sei, dentro un’altra persona…ma, questa, è un’altra storia.
E andiamo oltre. Oltre al gusto di imparare la nostra vita attraverso quella degli altri.
Eppure quando arriva quel momento di dolore al petto, quello in cui s’implode la vita stessa dentro allo stomaco, chi sa guardarsi dentro senza abbassare gli occhi, chi riesce ad essere spettatore di se stesso, può ritrovare la scintilla.
Nulla di che, ma lasciamo che quello sguardo abbia la stessa benevolenza di quello di un padre. La stessa dolcezza del vento che addiviene la sera da sud est. Lo stesso sapore delle tue labbra.

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2 responses to “Gli spettatori

  • Ale

    Siamo mare dentro e fuori….persi nel liquido amniotico della vita, nuotatori allenati o boe da galleggiamento….in costante e mutevole movimento…artefici di qualche guizzo ma tutti secondo la corrente …l’On o l’Off non e’ cosa nostra.

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