Le Scale

Chiusi gli occhi una notte, non so dire se fossi l’ultimo o fossi il primo, ma era una notte disabitata.
Nel tempo, lo stesso in cui una goccia cade stanca nel lavello, riaprii gli occhi e con grande stupore vidi una scala maestosa di fronte a me. Percorsi i gradini dapprima con cautela e poi due alla volta con curiosità crescente. Stranamente quella notte, non v’erano né demoni né segreti ad inseguirmi. Né tracce del giorno. Non era buio, ma nemmeno la mia ombra mi seguì.
La scala finì e, pur col fiato corto, volli accendere una sigaretta. Con disappunto non potei che constatare che non avevo con me neppure quella. Scorsi allora una figura non distante ed avvicinandomi vidi che ero io. Io, con uno sguardo che non sapevo di avere.
Allora, forse, alle radici di noi stessi, c’è qualcosa che ci assomiglia molto ed il sapere dove siamo è strettamente connesso alla mancanza dell’altro.
È così che ti frega lo specchio? Ne avevo salvato veramente solo uno? Fu per sempre troppo tardi ed il silenzio rubò il tempo.
Ricordo anche una notte in cui stavo per addormentarmi, ma è stata breve come tutte le altre.
Una cosa resta ancora da chiarire di quella notte: se le scale salissero, oppure scendessero.

Da leggere ascoltando i Led Zeppelin:
http://m.youtube.com/watch?v=w9TGj2jrJk8&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3Dw9TGj2jrJk8

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